domenica 11 dicembre 2011

Cose di poco conto...

Le mie scarpe sono zuppe d’acqua. Sformate da anni di passi ostinati su questa terra. Ho un solo paio di scarpe e quindi, la loro forma ne risente in modo evidente. L’esperienza dell’acquisto di un paio di scarpe è per me un ricordo lontano, un’immagine sbiadita, una cosa non certa. Solitamente ricevo in regalo le scarpe che indosso. Qualcuno stufo della loro presenza dimentica nella scarpiera, decide di farmi dono di esse. Io ho imparato ad accettare. Ringrazio e porto via. Al riparo dagli sguardi altrui, esamino attentamente le scarpe donatemi, alla ricerca di quelle imperfezioni che possono in qualche modo creare un problema. Un foro, un taglio, sono sempre una vera disdetta per un paio di scarpe. L’acqua, può filtrare in quell’insignificante imperfezione e minare l’integrità delle scarpe stesse, riducendo di parecchio la loro durata.

Camminare con i piedi asciutti è la cosa migliore. Il tuo pensiero si può concentrare sul resto senza essere distratto da quella fastidiosa sensazione di umido. Scarpe asciutte cervello libero.

Se poi dalla prima esamina delle scarpe, dovessi notare le maledette imperfezioni, ne valuto attentamente l’entità. A volte, un taglio risulta solo interessare lo strato più esterno della tomaia, e in quel caso la cosa non è grave, basta solo ricordarsi di evitare con cura le pozzanghere. Se invece il taglio o foro, dovessero essere profondi, beh… allora la cosa si fa seria. A parte il problema dell’acqua, questo genere di difetti mina in modo serio la tomaia stessa. Col logorio continuo del camminare si produrrebbe un danno sempre maggiore, rendendo le scarpe inutilizzabili. Preferisco le scarpe con i lacci. Non che rifiuti gli altri modelli, le scarpe sono indispensabili per chi sta in giro tutta una vita. Quelle con i lacci, le puoi indossare comodamente. Si allentano le cordicelle e si fa’ scivolare il piede dentro, senza forzatura, liscio liscio. Quelle senza lacci, hanno un’indossabilità molto più complicata. Ok, se possiedi un calzascarpe, la cosa risulta molto più agevole, ma se non possiedi quel diavolo di arnese, ti arrangi solitamente con le dita. L’operazione, risulta complessa e dolorosa, per via dello spessore delle dita che non sono certo sottili come il calzascarpe. I modelli senza lacci e con la tomaia alta sopra la caviglia, spesso hanno una cerniera o un elastico sul lato interno della caviglia. Questa soluzione rappresenta l’ideale per la calzabilità di questo tipo di scarpe. Comunque, quelle con i lacci, aderiscono meglio al piede rendendo la camminata più comoda.

Quando vengo in possesso di scarpe in buone condizioni, sono l’uomo più felice del mondo. Sembra che tutti i problemi si riducano a delle cosette insignificanti…di poco conto.



Salvo…

sabato 26 novembre 2011

La festa del Santo...

Ho ucciso un uomo. Ebbene si… l’ho ucciso e ne ho tratto un immenso piacere. Che orrore, direte. Nessun orrore, si meritava la morte che ha fatto. Si meritava la paura nel morire e il dolore nello spirare. Ho aspettato la domenica della festa. Mi sono rasato per bene. Mi sono messo i vestiti puliti. Ho affilato il coltello più bello. Sono andato a cercarlo, sapendo esattamente dove andare a cercarlo. La piazza del paese era piena di paesani festanti che aspettavano il santo. La bettola in fondo alla piazza era piena di avventori che nel bere cercavano refrigerio dalla calura di fine estate.
Ho chiamato una sola volta l’uomo pronunciando il suo nome a bassa voce. E’ bastato. Si è voltato dalla mia parte e ha realizzato quello che neanche il demonio avrebbe potuto risparmiargli…la morte. La sua morte, proprio lì e proprio nel giorno del santo.
Hanno lavato la strada per parecchio tempo e con buona lena…il sangue era una macchia di inchiostro rosso che resisteva alla solerzia dei timorati di Dio.
 Il santo è stato riportato in chiesa alla spicciolata da pochi fedeli. Ho aspettato che venissero a prendermi e portarmi via.
Ora attendo il giorno in cui mi strapperanno la vita dal corpo appendendomi a un palo.
La gente mi accusa di aver insanguinato il giorno del santo. Nessuno si è mai posto il problema del motivo per cui ho scannato quell’uomo.
La bibbia che mi ha lasciato il prete è gonfia di appunti come questi che leggerete chissà quando.
Non mi passano molti fogli di carta, così uso quanto ho a disposizione. Riempio gli spazi vuoti tra le sacre parole di questo libro. La parola imperfetta dell’uomo accanto a quella alta di Dio.
E’ forse l’unico sistema che ho per sentirmi vicino al creatore…una vicinanza, un segno sottile e incerto tra la certezza del verbo divino.
Ho fottuto i giorni di allegria e di catarsi religiosa, è per questo che merito la pena peggiore…
Ma sii, del resto sono un miscredente che non ha rispetto per nulla e per nessuno. Chi se ne fotte se il pezzo di merda della bettola ha strappato da questa terra la vita di chi amavo per un semplice desiderio da bestia che andava soddisfatto…
Cosa importa se i fedeli tanto prodighi di attenzioni verso quella statua di gesso del cazzo, sono stati solerti nel rannicchiarsi nell’oscurità delle loro case e nell’oblio dell’omertà…
Tanto è morta solo la scema del paese e il suo compagno se ne farà una ragione…
Beh, miei cari figli di Dio oggi e per sempre vi ricorderete che la scema del villaggio era parte di me e che vi siete sbagliati nel credere che alcune vite contano meno di altre…che certi amori contano meno di altri…
Fottetevi voi e il santo…io…vado a incontrare la mia bella…

Salvo


mercoledì 23 novembre 2011

mercoledì 13 luglio 2011

Brillantina...

Sono un vecchio pugile con le mani deformate e il naso schiacciato di lato, ho il respiro pesante e il passo incerto. Ho gli occhi buoni e la faccia cattiva per tutti i pugni che ha dovuto incassare. Vivo in una topaia nella zona del porto e passo le giornate a guardare i trofei dei miei incontri. Vecchie foto e coppe ammaccate e di poco valore sono il mio orgoglio. Ogni notte mi sveglio con forti dolori alle mani…anni di traumi mai curati come si deve. Prendo un vecchio secchio di latta come quelli che si trovavano a bordo ring per sputare sangue e saliva, lo riempio di ghiaccio e ci tengo le mani dentro finché il dolore non passa. A volte passa parecchio tempo…a volte mi addormento come un vecchio gatto spelacchiato proprio in quell’assurda posizione. La gente di qui mi conosce e sa il mio passato. Sono quasi tutti gentili con me…quasi tutti. Alcuni ragazzotti del bar qui dietro l’angolo mi prendono in giro, ma io non ci faccio caso…lascio correre e tiro dritto per la mia strada. Certe volte simulano il gong del ring aspettandosi che mi metta in guardia come uno di quelli suonati. Per vivere “ingrasso” saracinesche. Vado in giro e chiedo ai proprietari dei negozi se hanno bisogno del mio intervento. Se va bene, riesco a mangiare anche due volte al giorno, altrimenti solo un pasto o neppure quello.
Ho cinquantasette anni ma ne dimostro mille in più, sembro un vecchio straccio malconcio. Da giovane ero un bel ragazzo e piacevo alle donne. Avevo i capelli neri come l’inferno tirati indietro con la brillantina. La boxe allora mi dava da mangiare e mi regalava un fisico asciutto e tonico, non aveva ancora presentato il conto. Iniziai a tirare di boxe perché ero bravo nelle risse di strada e il mio gancio sinistro faceva picchiare il culo in terra a chiunque mi si presentasse davanti, nano o gigante che fosse.
Mio padre era stufo di vedere il proprio figlio riportato a casa dalle guardie di quartiere un giorno sì e anche l’altro, così decise che se proprio mi piaceva tirare pugni l’avrei dovuto fare almeno per guadagnare una pagnotta.
Iniziai così e tutto andava per il verso giusto. Ero un cazzo di macchina da Ko. Nessuno rimaneva in piedi per più di tre round. Essere i più bravi, però non è sempre una fortuna, almeno in certi ambienti. Mi beccarono gli sgherri di Al che gestiva le scommesse clandestine. Mi dissero di perdere un certo numero d’incontri secondo le loro regole. Li mandai a fare in culo…qualcuno finì lungo disteso ma erano troppi anche per me. Mi ruppero i pollici e a seguire mi recisero il tendine di Achille della gamba destra. Così svanì la mia unica possibilità di vivere una vita dignitosa.
Ora ingrasso saracinesche e se va bene, mangio, carezzo le foto sul muro e mi preparo a un risveglio doloroso.
Se riuscirò a guadagnare qualche soldo in più, ho deciso che mi comprerò un flaconcino di brillantina, chissà…magari piaccio ancora a qualcuno…

Salvo…

domenica 10 luglio 2011

Wilma...

I piedi mi fanno male in queste assurde scarpe con tacco a spillo…e questa minigonna in lattice rosso fuoco mi strizza il culo in modo doloroso. Sono anni che mi vendo per pochi soldi tra questi vicoli del cazzo. Oggi la pioggia è calda e non mi va di ripararmi dentro qualche portone tra topi e blatte. Il trucco mi cola sulle guance e sul seno finto che ho appeso al petto come una strana scultura posticcia. Posso anche piangere che tanto nessuno se ne accorge in questa fogna. Per chi ti compra, importa solo una lingua esperta o un culo disponibile, il resto si fotta. Questo frullatore sempre acceso che è questa piccola parte di mondo, ti rende poltiglia per allevamenti di suini, ti trita e ti vomita senza porsi il minimo problema. Dopo il servizio ben fatto un calcio in culo e fuori dalla macchina sotto questa pioggia calda come il sangue. Ti ritocchi il rossetto e ti sistemi i capelli e aspetti un nuovo finestrino che si abbassa e un nuovo groppo in gola da inghiottire…mi viene da vomitare…ma so respirare a fondo e uccidere anche i pensieri più cattivi. Sono brava in questo, sono Wilma la troia…sono Salvo… il fallito!!!
Salvo…

martedì 14 giugno 2011

mercoledì 8 giugno 2011

Oh, mio Gargoyle..



Adotta un Gargoyle. Lui non ti abbandona. E' con Te nei momenti più bui. Di lui ti puoi fidare, è il tuo peggior incubo. Ti segue passo passo incatenato a non so che. Sai che c'è perchè trascina i ferri, e quando ormai vinto dal sonno ti accucci, lui è lì che ti guarda con gli occhi di "bragia" unico faro nel buio della stanza. Quando tu dormi lui scrive, a volte il resoconto della giornata, a volte il resoconto della tua vita.
Quando non scrive è offeso per qualcosa. Allora di lui non ti devi fidare più.
Quando non scrive o ha finito l'inchiostro o ha finito te.
Adottami, bastardo!!!

domenica 5 giugno 2011

Round midnight...

In questo sottotetto caldo come un forno, con ogni respiro che riesco a malapena a staccare dai polmoni con l’ennesima birra gelata a farmi compagnia assieme alla malinconia. In sottofondo una quattro corsie che non cessa mai di urlare…un fine settimana di facile divertimento fuori da quel cazzo di finestra e tutta la solitudine della vita appesa al mio cuore. La vita è strana, nulla cammina sulla pista che avevi disegnato. Incrocio lo sguardo riflesso nello specchio e ciò che vedo è un uomo sconfitto che non ha mai avuto la minima possibilità di farcela…un uomo fuori tempo come un batterista di infima categoria. Ancora qualche tiro di sigaretta e poi via ad uccidere quel che rimane della giornata tra il sudore delle lenzuola senza la minima speranza in un tempo migliore.

Buona notte Tore…

Salvo

giovedì 31 marzo 2011

Il Veleno dei Potenti p.7

Il segretario di Monsignor Carlo compose subito il numero di telefono di Don Sergio. Dopo breve tempo suonò il telefono dell’ufficio di Monsignor Carlo.
“Pronto?” rispose Monsignor Carlo
“Mi scusi Monsignore ma Don Sergio non risponde al telefono, comunque sia riproverò. Senta Monsignore io mi devo allontanare per un’ora circa, le serviva altro?”
“Grazie Don Sebastiano ma non mi occorre nient’altro. Piuttosto se qualcuno dovesse chiamarla al suo telefono personale cercandomi dica che sono molto impegnato. La sto avvisando perché non risponderò al telefono dell’ufficio.”
“Come desidera Monsignore, la richiamo io appena sono rientrato”
“Va bene Don Sebastiano”.
Monsignor Carlo si ritirò nel suo ufficio per cercare una soluzione e mandare avanti le ricerche del libro ma la sua mente divagò a quel giorno che ricevette quella strana telefonata.
“Monsignor Carlo?” udì dall’altra parte del ricevitore.
“Con chi parlo?”
“Non è importante in questo momento”
“Chi le ha dato questo numero?”
“Monsignore sembra si voglia occupare solo di piccoli particolari, ci sono cose ben più importanti di cui dobbiamo parlare. Vediamoci questa sera in piazza Navona.”
“Mi scusi ma non so chi lei possa essere e tantomeno prendo ordini da persone con cui non ho il piacere di colloquiare, arrivederci”. Chiuse la comunicazione.
Il telefono squillò nuovamente.
“Monsignore, non si trattano così gli amici tantomeno quelli che hanno deciso di aiutarvi. Si ricordi alle ventuno in piazza Navona.” La telefonata si interruppe.
Si ricordò l’agitazione di quel momento come se fosse successo pochi minuti prima.
Arrivò alle venti e cinquantacinque in piazza Navona per poter studiare la situazione in caso di necessità.
“Come faccio a riconoscere uno che non ho mai visto in mezzo a tutta questa gente?” pensò.
“Bella piazza vero Monsignore?” disse l’uomo.
“Lei chi è?” rispose
“Ci siamo sentiti questo pomeriggio ricorda?, mi scusi non mi sono ancora presentato che maleducato” disse l’uomo con tono cordiale.
“George Fieldman, rappresento una persona interessata a dei documenti che per errore sono finiti in mano della chiesa”
“Ma di cosa parla? non ho assolutamente idea a cose si possa riferire”
“Vedo che non l’hanno ancora informata, meglio così”
“Chi doveva informarmi di cosa?” disse Monsignor Carlo spazientito.
“Venga  sediamoci e le spiegherò tutto”.
“Prego si sieda Monsignor Carlo” disse Fieldman.
“Come fa a conoscere il mio nome ed avere il mio numero di telefono?”
“Non si agiti, le spiegherò tutto nei minimi particolari”
“Finalmente, perché comincio a pensare di essere vittima di pazzia improvvisa “ ribatte Monsignor Carlo.
“Come le ho già detto rappresento  un uomo molto potente a cui per errore sono stati sottratti dei documenti”
“Chi rappresenta?”
“Lei continua ad occuparsi dei piccoli dettagli…le dicevo che il mio cliente vorrebbe che questi documenti ritornassero in suo possesso”
“Di quali documenti parla?”
“Lei conoscerà sicuramente Cardinal Salvatore…”
“Certo” interruppe “ E’ morto una settimana fa, ma cosa centra il Cardinale?”
“Mi lasci continuare”
“Scusi, vada pure avanti”
“Come lei ha detto è morto una settimana fa. Il Cardinale era molto amico del mio cliente che gli lasciò, qualche anno fa, dei documenti per custodirli e studiarli. Alla sua morte la chiesa liberò la sua casa da tutti gli scritti, purtroppo però,  non essendo stata una morte preventivata, il cardinale non ha avuto il tempo di mettere al sicuro questi documenti che, ripeto, per errore sono finiti nel vostro archivio vaticano in attesa di essere catalogati”.
“Capisco, ma non ho idea di quali documenti stia parlando e del perché lei abbia contattato proprio me”
“Vede Monsignore lei è una delle poche persone che ha la possibilità di trovare questi documenti in quanto ha accesso agli archivi vaticani in qualsiasi momento”.
“Ha ragione, ma tra questi  pochi privilegiati perché proprio io?”
“Perché lei ha fama di persona molto riservata “
“La ringrazio ma sono solo un figlio di Dio che percorre la strada del Signore con umiltà”
“Ed è proprio per questo che abbiamo scelto lei. Vede se lei ci farà riavere i nostri documenti il mio cliente la ricompenserà con un milione di Euro”
“Un milione di Euro?” fece eco Monsignor Carlo.
“Si, giusto un piccolo dono per il favore che ci farà”.
“Bè devono essere molto importanti come documenti per giustificare tale generosità”.
“Diciamo che è molto affezionato a queste scritture”.
“Sig. Fieldman ovviamente devo sapere di cosa si tratta per poterli trovare, l’archivio vaticano come lei potrà immaginare non contiene solo i documenti del vostro cliente”
“Lei ha perfettamente ragione, Monsignore. I Documenti, di cui parlo, sono rilegati con una copertina di pelle fatta a mano sulla quale è stampato a fuoco il titolo”.
“Maledetto il giorno in cui non mi sono occupato personalmente di questo libro” pensò.
IL pensiero di quel giorno non lo lasciava in pace, il suo voler evitare quel compito molto probabilmente aveva complicato la situazione e adesso doveva mettere rimedio. Ma non sapeva come fare. La sua mente cominciò a divagare alla ricerca di una soluzione che non compromettesse ancora di più quella già difficile posizione in cui si era messo. Preso dalla smania di risoluzione, purtroppo, il cervello in dura difficoltà lo riportò suo malgrado all’inizio di tutto. 


WMC

lunedì 28 marzo 2011

Il Veleno dei Potenti p.6


Il giorno dopo Giorgio venne svegliato da una sequenza di rumori come se qualcuno stesse suonando il tamburo nella sua testa. Mente riprendeva conoscenza quei rumori sembravano sempre più familiari. Come se qualcuno gli stesse per buttare giù la porta di casa. Si alzò dal pavimento e barcollando si diresse verso l’uscio aprì e vide una sagoma familiare ferma sull’ingresso.
“Oh no ragazzo l’hai fatto di nuovo” rimbombò nella testa di Giorgio.
“Ciao vecchio, come mai da queste parti?”
“E’ dalle otto di questa mattina che ti chiamo, ma evidentemente sei così sbronzo da non sentire neanche il telefono”
“Mi sa tanto che hai ragione” rispose divertito Giorgio
“Sai che ti stiamo aspettando tutti quanti in commissariato? Vogliamo sapere le novità sul caso”
“Hei vecchio dammi tregua, non sono in forma”
“Vai a farti una doccia fredda io nel mentre ti preparo un caffè”
“Mi raccomando metti molto zucchero”
“Vaffanculo ragazzo, sarà il più amaro e forte che tu abbia mai bevuto in vita tua”
Giorgio tornò nella stanza apparentemente più sobrio.
“Tieni è ancora caldo, bevi tutto in una volta”
“Cazzo vecchio è veleno”
“Bevi, prendi la tua roba e andiamo ci stanno ancora aspettando”
“Assassino” disse con tono ironico Giorgio
Strada facendo Giorgio consultò il suo telefono e vide numerose chiamate senza risposte.
“Vecchio ti sarai scaricato la batteria con tutte le chiamate che mi hai fatto”. Rise.
“Bello stronzo, se non fosse per me che ti copro il culo saresti già dietro una scrivania a compilare i nostri buoni pasto invece di essere ancora a caccia di delinquenti”
“Come siamo scontrosi questa mattina”. Rise nuovamente.
“Fottiti” si sentì rispondere Giorgio
Giorgio guardò nuovamente il telefono e vide che tra le miriadi di chiamate del vecchio c’era anche quella del reparto autopsie.
“Chissà se Luca avrà scoperto qualcosa, lo chiamo dopo”
“Che farfugli ragazzo?”
“Niente pensavo a voce alta”
“Comunque siamo arrivati, vedi di sembrare il più sobrio possibile”
“Come potrei sembrare sbronzo dopo quello che mi hai fatto bere?”
“Vecchio scusami un attimo, ho il telefono della prima vittima che squilla”
“Pronto” rispose Giorgio
“Don Sergio, Monsignor Carlo la desidera subito nel suo ufficio”


“Buongiorno Sig. Fieldman”
“Buongiorno Monsignore, ha pensato al nostro accordo?”
“Si, mi sembra vantaggioso. Lei renderebbe un grande servizio alla nostra comunità”
“Noi non lo facciamo per la vostra comunità, ma soltanto per riportare a casa ciò che è nostro”
“Tenga conto che se non fosse per noi lei non avrebbe nessuna possibilità di recuperare il libro ”
“Monsignore, le ricordo che il mio cliente si è già offerto di ricompensare questo vostro disturbo”
“Signor Fieldman, le rammento che il libro…”
“Non lo chiami libro Monsignore, io preferisco chiamarli documenti”
“I documenti” riprese Monsignor Carlo “di cui conosco solo in parte il contenuto, penso che valgano più di quello che il suo cliente ci offre”
“Monsignore, vorrei portare la sua attenzione proprio sul contenuto dei nostri documenti e come ben sa non è molto opportuno che divengano di pubblico dominio per di più ne è stata fatta una copia che non sa nemmeno dove sia custodita. Dovrebbe stare più attento su come svolgono le mansioni affidate ai vostri collaboratori. La nostra organizzazione può trovare quella copia prima che lei riesca a uscire da questa stanza ma lei sa benissimo che a noi interessa l’originale e non ci riguarda assolutamente il contenuto, ovviamente lasciamo a voi l’incombenza di trovare la copia fatta.”
Purtroppo Fieldman aveva ragione ed il Monsignore dovette per il momento desisestere.
“Va bene Sig. Fieldman, riceverà i suoi documenti appena saranno nelle nostre mani.”
Fieldman prese un pezzo di carta e scrisse qualcosa e lo consegnò nelle mani del Monsignore.
“Cos’è Sig. Fieldman?”
“Per il momento la ringraziamo per il suo disturbo con  un piccolo dono. Nei prossimi giorni saprà come utilizzarlo. Naturalmente il nostro accordo è sempre valido e se porterà a compimento la nostra richiesta otterrà quello già pattuito a suo tempo. Arrivederci Monsignore”
Fieldman si alzò e si diresse verso la porta ma prima di uscire si rivolse di nuovo al Monsignore.
“Dimenticavo, non commetta lo stesso errore del suo collaboratore, ne ha già commesso uno tempo fa, per sua fortuna di facile risoluzione”
“Di quale errore parla?”
Fieldman uscì chiudendo la porta alle sue spalle lasciando dietro di se solo il silenzio.
“Che cosa avrà voluto dire?” pensò Monsignor Carlo.
Monsignor Carlo si diresse subito verso la scrivania del suo ufficio e sollevo la cornetta del telefono.
“Mi chiami subito Don Sergio, gli dica di venire urgentemente nel mio ufficio” esclamò.
“Subito Monsignore” risposero dall’altra parte del telefono.


WMC

lunedì 7 febbraio 2011

Il Veleno dei Potenti p.5


Quella breve conversazione lo distolse dal bere. Uscì dal bar e si diresse verso casa ma la sua mente era una eruzione continua di pensieri. Quei morti continuavano ad assillarlo, ripensava continuamente a quei particolari che non riusciva a collegare tra di loro. I due codici alfanumerici e quelle ecchimosi sul dito indice della mano sinistra.
“Quelle ecchimosi sono riconducibili alla loro morte?” pensò
In effetti in tutto questo casino non aveva pensato di sentire il medico legale per sapere cosa fosse saltato fuori dall’autopsia.
Prese il telefono dalla tasca del pantalone e compose il numero della sala autoptica.
“Speriamo ci sia ancora qualcuno” pensò.
“Pronto, sala autopsie” risposero
“Ciao, sono l’ispettore Giorgio sezioni omicidi. Con chi parlo?”
“Ciao Giorgio sono Luca”
“Ciao Luca non ti avevo riconosciuto”
“A cosa devo questa telefonata?”
“Mi servono delle informazioni su un morto che abbiamo portato da te settimana fa”
“Giorgio, ne avete portato più di uno, mi sai dire il nome del defunto?”
“Lo sapessi…Non ti puoi sbagliare era un sacerdote”
“Adesso ricordo. Povero cristo, non so cosa gli sia successo ma è molto strana la sua morte”
“Perché come è morto?”
“Non lo so, so solo che il suo corpo all’interno è invecchiato precocemente”
“Cosa vuoi dire?”
“Il cadavere aveva un età compresa tra i trentacinque ed i trentanove anni, ma all’interno i suoi organi ne dimostravano più o meno centocinquanta”
“Come è possibile?”
“In tutta sincerità non lo so”
“Ho capito. Senti un'altra informazione e poi tolgo il disturbo”
“Dimmi pure”
“L’invecchiamento degli organi interni può essere ricollegato all’ecchimosi presente sul dito?”
“Non lo so Giorgio è tutto così molto strano. Comunque se ti può essere d’aiuto domani devo fare l’autopsia del cadavere che mi avete portato oggi che da quel che vedo si può ricollegare all’altro visto che presenta la stessa ecchimosi”
“Esatto Luca, mi raccomando fammi avere notizie appena hai finito, ok?”
“Come fatto Giorgio, buonanotte”
“Buonanotte Luca”
Il cervello di Giorgio si rimise all’opera pensando alle nuove tracce che Luca gli aveva fornito.
“Come possono gli organi di una persona invecchiare così tanto in fretta senza che l’aspetto esteriore ne risenta?” rimuginò.
La sua mente spaziava in tutte le direzioni possibili ed immaginabili ma il risultato di questi pensieri era zero.
Arrivò a casa si spogliò ed entrò in doccia pensando che magari quei pensieri potessero scivolare via con l’acqua, ma la sua mente tenace lo riportava sempre a quella nuova traccia.
Chiuse con forza il rubinetto.
“Cazzo mi devo decidere a chiamare l’idraulico per mettere apposto questa merda di rubinetto” disse a voce alta.
“Hai ragione, dovresti proprio farlo riparare” udì dalla camera da letto
Giorgio corse subito verso la pistola e tolse la sicura. Si diresse lentamente verso la camera da letto.
“Esci subito con le mani alzate!” disse con tono minaccioso
“Giorgio ma che bella accoglienza” disse la donna
“Chi sei e come fai a sapere il mio nome?”
Comparve Elena sull’uscio della camera. Giorgio rimase scioccato.
“Ma..ma..ma..ma”
“Hai perso il dono della parola? disse Elena con voce melliflua.
“Come cazzo hai fatto ad entrare? E come fai a sapere dove abito?” rispose Giorgio incazzato.
“Ricordi? Mi occupo di immobili, è stato semplicissimo trovarti. Giorgio ispettore di polizia sezione omicidi non ce ne sono tanti. Anzi dovresti dire ai tuoi colleghi di essere più riservati”
“Merdosi” disse con amarezza.
“Ok, ma come hai fatto ad entrare?”
“Dovresti chiudere la porta, sai è pieno di ladri e criminali in giro” disse lei con un mezzo sorriso
“Cazzo devo essere uscito questa mattina senza chiudere la porta di casa” pensò Giorgio.
“Cosa vuoi fare? Mi offri da bere o me ne vado?” ammiccò lei
“Ah..poi quando ti ricordi metti un paio di mutande, non so più quale pistola guardare” disse ridendo.
Giorgio si coprì velocemente con una rivista che aveva sul tavolo della sala.
“A cosa devo questo visita?” disse entrando in sala dopo essersi rivestito.
“Non avevo voglia di rientrare a casa e mi sono detta perché non passiamo a trovare quel simpatico sbirro ?”
“Ti ringrazio sei molto gentile. Ma tu non volevi fare solo due chiacchere” ammiccò Giorgio.
“Si tesoro, altrimenti mi avresti già trovata nuda sulle tue gambe”
“Sentiamo, di cosa vorresti parlarmi?” disse Giorgio imbarazzato
“Innanzitutto offrimi da bere”
“Vino o birra?” chiese Giorgio
“Birra, grazie”
“Non avrei mai detto che tu bevessi birra” rispose leggermente sorpreso
“Vedi sei come tutti gli altri uomini, pensate che quando una donna indossa abiti eleganti attillati e scarpe con il tacco alto debba per forza bere roba di classe o perlomeno un calice di vino”
“Scusa, non volevo urtare la tua sensibilità. Sai non ho mai visto una donna, che conosco da circa venti minuti, piombare a casa mia vestita in modo sexy, bere birra”
“Ma che razza di donne sei abituato a vedere a casa tua?” disse lei stizzita.
“Quelle che entrano si spogliano fanno quello che devono fare e prendono cento euro, con un piccolo particolare non trascurabile…non parlano”
Lei scoppiò in una fragorosa risata. Era da molto che Giorgio non sentiva una donna ridere, soprattutto senza averla pagata. La cosa allietò un po’ lo spirito di Giorgio che dimenticò momentaneamente il caso.
“Senti un po’ mister sesso a pagamento, ma tua moglie lo sa che vai con le donnine?” disse lei riprendendosi dalla risata
“Esci subito da questa casa” disse Giorgio con fare minaccioso
“Ma..ma cosa ti ho detto?”
“Senti non lo ripeto una seconda volta, esci immediatamente da questa casa!”
“Ok, ok, va bene non ti agitare però” disse lei impaurita
Elena prese in tutta fretta le sue cose e si diresse con passo spedito verso l’uscita. Aprì la porta e con un attimo di esitazione si girò e rivolgendosi a Giorgio disse: “Scusa, anche se non so cosa possa averti turbato.”
Giorgio impugnò la maniglia della porta e la spinse per chiuderla lasciando Elena sul pianerottolo.
“Brutta puttana!” esclamò.

Prese la bottiglia di wisky che teneva da parte e cominciò a bere come se una sete incontrollata si fosse appropriata della sua volontà e continuò a farlo fino a che non cadde sul pavimento privo di sensi.


WMC

lunedì 24 gennaio 2011

Il Veleno dei Potenti p.4

Comunque sia teneva sempre con sé quel telefono in caso arrivasse qualche telefonata che potesse svelare l’identità del prete.
Il secondo cadavere presentava le stesse caratteristiche tranne che per alcuni particolari. Questo sicuramente faceva parte dell’alto prelato visto l’abito che indossava, ovviamente Giorgio non s'intendeva assolutamente di divise ecclesiastiche quindi attendeva di sapere che ruolo ricoprisse quell’uomo all’interno della chiesa, e con sé non aveva il telefono cellulare.
Chi erano i due ecclesiastici e perché qualcuno li voleva morti? Queste erano le domande che Giorgio aveva nella mente mentre beveva la sua birra ghiacciata.
“Ciao bell’uomo” sentì alle sue spalle.
Si voltò e vide dietro di se una ragazza stupenda. Alta almeno un metro e ottanta, capelli lunghi castano chiaro, occhi celesti come il mare e labbra carnose tinte di un rosso fuoco. Anche il corpo non era per niente male. Indossava una camicetta che metteva in mostra un seno quasi perfetto dentro un reggiseno di pizzo leggero le gambe lunghe e ben tornite e sicuramente aveva anche un bel fondo schiena, peccato che non lo potesse verificare.
“Buonasera” rispose Giorgio.
“Come siamo formali, io sono Elena ti andrebbe di dirmi il tuo nome?” commentò con fare voluttuoso la ragazza.
“Mi chiamo Giorgio”
“Mi puoi offrire da bere se ti va la mia compagnia”.
“Che cosa prendi?”
“Un rum cooler”
“Hei ragazzo, prepareresti un rum cooler per la signora?” disse Giorgio al barman.
“Che cosa cerchi Elena?”
“Qualcosa da bere e qualcuno con cui fare due chiacchere”
“Penso che tu abbia trovato tutti e due”
“Lo penso anche io” rispose Elena “Sai è così difficile trovare qualcuno che abbia voglia di fare un po’ di conversazione. Il lavoro logora un po’ i rapporti sociali” sorrise
“Che lavoro fai” la interrogò Giorgio
“Mi occupo di vendite immobiliari, e tu che fai?”
“Mi occupo di persone che non parlano molto, ma che lasciano dietro di se sempre qualcosa che non hanno fatto in tempo a dire”
“Non sempre però” pensò
“Fai il bechino?”
“No, sono un ispettore di polizia sezione omicidi”
“Bel lavoro, hai a che fare con persone che non ti stressano tutto il giorno con le loro richieste e le loro lamentele”
“Diciamo che è così” rispose Giorgio divertito da quell’affermazione.
Elena si alzò dalla sedia.
“Vai già via?” chiese Giorgio?
“Si tesoro, sono molto stanca. Oggi è stata una giornata decisamente piena di impegni e di persone da incontrare. Tieni questo è il mio numero di telefono, se ti va un altro po’ di conversazione chiamami pure senza problemi. Mi ha fatto molto piacere conoscerti”
“Anche a me Elena” rispose un po’ deluso
Elena si allontanò con passo affrettato infilando la mano dentro la borsetta per prendere il telefono che consultò in fretta per poi portarlo all’orecchio.
“Mariti gelosi” bisbigliò
“Ragazzo, un rum cooler per cortesia”.


WMC

martedì 18 gennaio 2011

Buona notte...

Son qui accanto a tè. Sono cresciuto tanto…sai? Non abbastanza da poterti portare via con me, lontano da questa camera d’ospedale dove lentamente ti stai spegnendo. Il tuo bambino non sa’ che fare. Dimmelo tu cosa fare, perché io non lo so’. I tuoi occhi cercano insistentemente qualcosa e le tue mani frenetiche cercano invano di regalarti la libertà dalla prigionia di questo maledetto letto. Ti guardo e mi sento inutile…superfluo. Il mondo è fuori da quella finestra e continua a correre a perdifiato e non sa’ che qui ci sei tu con un figlio che non ti serve, che non sa’ aiutarti. Questa volta dovrai fare tutto da sola con le tue ultime forze. Quando arriverà il momento in cui dovrai andare, i tuoi occhi cercheranno per l’ultima volta qualcosa che non so’, ma allora troveranno i miei e una parte di me ti accompagnerà per sempre nel tuo viaggio qualunque sia la tua destinazione…finalmente di nuovo insieme... 


Buona notte mamma…

Salvatore…



martedì 11 gennaio 2011

" Il racconto nel cassetto "

Laboratorio scrittura creativa base.
Dal personaggio alla chiusura del racconto. Otto incontri a cadenza settimanale.

Per informazioni:

Cell. 3334311914
Mail  franzmelis@tiscali.it

domenica 9 gennaio 2011

Il Veleno dei Potenti p.3

Giorgio tornò di gran fretta in ufficio.
“Dove cazzo l’ho messo” disse
“Eccolo” si rispose da solo
Liberò la scrivania dalle migliaia di documenti che si riprometteva sempre di mettere in ordine ma che puntualmente non faceva. Mise i due pezzi di carta uno di fianco all’altro e li esaminò con attenzione.
“Che cosa sono?” pensò
Il ritaglio di carta ritrovato sul secondo cadavere riportava lo stesso codice alfanumerico del primo ma con l’ultima lettera diversa.
X9JFD78ZZ vi era scritto.
Prese il telefono e chiamò di tutta fretta il collega a cui aveva affidato il compito di svelare questo mistero che lo assillava da giorni.
“Ciao Riccardo, sono Giorgio, hai novità su quel codice che ti ho dato?”
“Purtroppo brancoliamo ancora nel buio capo”.
“Cazzo, ascoltami bene Riccardo oggi abbiamo trovato un secondo cadavere legato a questa vicenda anche questo con un codice scritto su pezzo di carta". Prendi carta e penna e segna tutto. "Allora il codice è X9JFD78ZZ”.
“E' quasi uguale all’altro” disse Riccardo.
“Lo so, vedi di fare il possibile per capire che cosa sono questi due codici”.
“Vedrò di fare di tutto per riuscire a trovare una soluzione”.
La pesante giornata di Giorgio cominciò a farsi sentire dentro la sua testa, decise allora di andare via dall’ufficio, tanto pur rimanendo lì, non avrebbe risolto nulla. Era troppo stanco.
Entrò in un bar vicino alla Appia Nuova e si sedette al banco.
“Una birra per favore” chiese Giorgio
Si sentiva parecchio affaticato da quella giornata piena di stranezze, proprio come una settimana prima con il rinvenimento del primo cadavere.
Non riusciva a capire come mai un prete potesse girare senza uno straccio di documento e senza neanche delle monete in tasca. Aveva con sé solo quel fottutissimo portafoglio vuoto, un pezzo di carta con il codice e un telefono cellulare senza un nome salvato nella rubrica e assenza totale di chiamate in entrata e in uscita. Anche la richiesta dei tabulati aveva portato esito negativo. Sembrava che quella scheda sim non fosse operativa, anche se era attiva. Non sapevano neanche chi fosse quel prete e da quale chiesa potesse arrivare. Un mistero nel mistero.

WMC